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1. Gli apporti dell’Arte islamica alle Arti europee.

prof dott comm Gabriele Mandel Khân*

Per me il momento più significativo e pregnante delle Arti europee fu il Rinascimento, ed il Rinascimento fu tale poiché sintesi di tre valori: L’ANTICO (ossia il revival dell’Arte romana imperiale) esemplato da Raffaello, dal quale derivò poi il Manierismo, il Barocco, il Rococò e il Neo-Classico;  la FORMA, esemplata da Michelangelo (che coinvolse sia la restituzione cromatica del reale, sia la prospettiva tanto aerea quanto geometrica); e  LA SCIENZA, esemplata da Leonardo, che permise appunto i calcoli della prospettiva geometrica e le conoscenze tecniche del modo di colorire, sia a tecnica mista sia ad olio.
Per ciò che riguarda l’Arte islamica, essa fu invece la sintesi di tre altri valori: il SIMBOLO, la TRADIZIONE, la SCIENZA

1.1. APPORTI dell'Îslâm all'Europa.

Si fa un gran parlare, oggi, d'una presunta "invasione dell'Îslâm" in Italia, come se fra il mondo islamico e quello occidentale ci sia da sempre stata una barriera invalicabile, che si va sgretolando solo ora. Nulla di più errato: cultura islamica e cultura europea sono state vicine, connesse, interdipendenti addirittura lungo tutto il corso dei secoli, e dimostrarlo è estremamente facile. E’ ben noto che gran parte delle scienze europee, in particolare la chimica (termine arabo), la medicina, la matematica sono derivate dalle scienze islamiche, e che invenzione prettamente islamica furono l’Università, il Manicomio, l’Osservatorio astronomico; ma limitiamoci qui al solo ambito delle Belle Arti, nelle quali l’Italia specificatamente eccelle.
Una premessa: nei primi duecento anni della sua storia l’arte islamica trasse il suo sviluppo dal Tardo antico (quel periodo dell’arte classica romana che va da Settimio Severo a Romolo Augustolo). Solo con l’arrivo dei Turchi nel bacino mediterraneo, nel IX° secolo, si sviluppò l’Arte islamica precipua, e del pari la cultura islamica del tutto autonoma. Popolazioni nomadiche turche sussistevano già in Europa:  Unni, Hunkar, Uiguri, Vandali e Vikinghi le cui rune originarono dai Gök Türk nella Mongolia occidentale nel IV° secolo. Prima del Rinascimento, dal 1200 al 1400 circa fiorì e si impose in Europa lo stile gotico. Fu una diversificazione totale dalla struttura architettonica precedente, il romanico, derivato dall'architettura romana. Il gotico deve la sua struttura alle costruzioni nomadiche dei Turchi, e turca delle steppe dell'Asia centrale è la decorazione gotica. Fu la sedentarizzazione delle genti nomadiche turche a donare all’Europa il gotico. Ma questo comporterebbe un articolo apposta, e perciò passo oltre.  
E' chiaro che non parlerò di alcuni capolavori europei come la Moschea di Córdoba, l'Alhambra di Granada, o le memorie musulmane che ancor oggi indiamantano la Sicilia e la Calabria, come la Ziza e la Cuba, e la Cappella palatina di Palermo, capolavoro dell'arte abbaside.  Non ne parlo poiché sono opere d'arte islamica eseguite dai musulmani.  Arte di ispirazione musulmana eseguita in Europa da artisti cristiani furono le opere di stile mudejar e di stile arabonormanno, tra cui capolavori eminenti in Italia sono il Chiostro del Paradiso di Amalfi e la Villa Ruffolo a Ravello. Esempio classico di imitazione dell'arte islamica è la cattedrale di Notre Dame di Le Puy (Alta Loira), detta appunto "la cattedrale musulmana" per le sue decorazioni mozarabiche; ma anche la Cappella palatina di Perpignano. Ci sarebbe poi da parlare a lungo – specie per la sua simbologia esoterica - del Castello di Federico II° ad Andria (XIII° secolo), che tra l'altro aveva, appunto perché edificato da architetti musulmani, i "gabinetti", mentre nell'Europa cristiana non ne esistevano nemmeno nella Reggia di Versailles, del XVII° secolo. D'altra parte, parlando di Federico II°, non dimentichiamo che la poesia di lingua italiana è nata alla sua corte siciliana di Federico II° per il contatto intenso con i poeti musulmani, di cui il maggiore in Sicilia fu Îbn Hamdîs (1055-1132); e che Dante Alighieri trasse ispirazione per la sua Divina Commedia dal testo musulmano Il viaggio notturno del Profeta Maometto (studio completo del reverendo Miguel Asin Palacios, 1919). Del pari si ispirarono alla poesia musulmana i troubadours provenzali, i compagni di Dante detti "I seguaci d'Amore", i poeti spagnoli alla corte di Alfondo el Sabio. Ne fa testo il denso studio di Luigi Valli, Roma 1928.
Con il periodo gotico (XIII°-XIV° secolo), sia la classe nobile sia la nascente classe borghese concorsero nell'ostentazione del loro censo. Il gusto per l'oggetto raffinato si volse allora nettamente al mondo islamico. Ciò anche per la superiore qualità tecnica dei manufatti artigianali musulmani, alcuni dei quali appunto eseguiti con tecniche ancora del tutto ignote all'Europa.
I tappeti soprattutto turchestani e caucasici figurano in molti dipinti europei, e questa tradizione si protrarrà anche nel Seicento e nel Settecento, come testimoniano i quadri di Hans Holbein e di Vermeer van Delft. In un gran numero di pale d'altare i tappeti musulmani figurano sotto i piedi di Maria madre di Gesù.
L'arte più bella dell'Europa, che partendo dalla Firenze dei Medici agli inizi del 1400 conquistò tutto l'Occidente è il Rinascimento. Troviamo elementi musulmani in molti pittori rinascimentali e del Gotico internazionale, o cortese, che è il Gotico delle corti europee nel 1400, e nei pittori del Quattrocento: Gentile da Fabriano, Stefano da Verona, il Pisanello, gli Zavattari, Sassetta, Piero della Francesca, Gozzoli, Vivarini, Dürer, Mantegna, Memling. Soprattutto troviamo scritte arabe nei bordi dei mantelli dei personaggi più importanti.  
Di netta ispirazione islamica è la decorazione dell'appartamento Borgia in Vaticano (1494) dovuta al Pinturicchio.  Gentile Bellini fu a Istanbul dal 1479 al 1480 (di dipinse il ritratto del Sultano), e tornato a Venezia inserì numerosi elementi musulmani nei suoi quadri.
E Leonardo da Vinci. Gli studiosi occidentali si meravigliano davanti a un disegno di Leonardo Da Vinci raffigurante un feto nella matrice – nella posizione “dal vivo” - in un'epoca in cui, in Occidente, eran difficilmente possibili le ricognizioni sul cadavere, e nulle quelle sul vivo. Nessuna meraviglia: egli aveva copiato la miniatura di un codice musulmano di Îbn Nafîs (1203-1288): Lettera sul trattato di ginecologia di `Arîb bn Sa`d âlKâtib. Codice che era in suo possesso, essendoselo fatto inviare, con altri testi di astronomia e di macchine autòmate, dal sultano di Istanbul.   
Non pochi disegni anatomici di Leonardo, comunque, parlo di quelli dello scheletro, della colonna vertebrale e dei muscoli, contengono alcuni errori, e guarda caso son gli errori stessi che si ritrovano nel libro di Îbn Nafis sull’anatomia, contenuti nel Commentario al Canone di Avicenna (Sharh tashrîh âlQânûn), che venne tradotto in latino anche da Andrea Alpago (?-1522). Sono famosi i "nodi" (esempio "Sala delle asse" a Milano), che Leonardo copiò da arabeschi islamici.  Non dimentichiamo poi che Leonardo Da Vinci chiese nel 1500 sultano turco Bâyazîd  II° di assumerlo al suo servizio; e  nel gennaio del 1502 gli propose un colossale ponte di 300 metri sul Corno d’Oro, vari mulini, e gli chiese testi di anatomia e di meccanica, da cui trasse molti dei suoi disegni. I testi ricevuti in regalo da Istanbul sono a Milano; il carteggio invece è a Istanbul, Topkapi Sarayi Muzesi, palco E 6184. Nel 1512 Bâyazîd  II° abdicava in favore di Selim I°, e poco dopo moriva. Così Leonardo si trasferì in Francia e non a Istànbul.  
Hieronymus Bosch (1450-1516) trasse da miniature islamiche ispirazione per le sue composizioni fantastiche. Il pittore italiano Giuseppe Arcimboldo (XVI secolo) è famoso per ritratti eseguiti con costruzioni di oggetti, frutta, fiori, e così via. La sua particolarissima pittura trasse tutta la sua ispirazione da 27 miniature turche e indiane che egli ebbe modo di acquistare a Praga.  
Di questi secoli una parte cospicua dell'arte della rilegatura trae esempio e ispirazione da quella islamica, in particolare gli opifici di Venezia, di Parigi e di Londra, che importano anche, dalla Turchia, la tecnica di esecuzione di una speciale carta, l'ebru, detta "carta marmorizzata".  
Col XVIII° secolo l'Îslâm e la sua cultura suscitarono un grande interesse in Voltaire e negli Illuministi. L'esotico entra nelle opere di Hogarth, di Tiepolo, ma anche di Mozart e di Rossini. I Fratelli Pozzi eseguirono un "salone turco" a Palazzo Colonna di Roma.  
Con l'Ottocento abbiamo l'Orientalismo e gli Orientalisti, i principali dei quali furono Fromentin, Delacroix, Ingres e, in Italia: Carlo Bossoli, Alberto Pasini, Giulio Rosati, Giuseppe Signorini, Federico Bartolini, Gustavo Simoni, Fausto Zonaro. Alcuni di questi pittori europei orientalisti divennero musulmani. Anche in letteratura abbiamo (in Europa e in Italia) i cultori di un Orientalismo che, partendo ancor nel Settecento dai Racconti arabi di Antoine Galland e dagli esotismi di Gasapare Gozzi, si espresse anzitutto con Goethe che imitò Jalâl âlDîn Rûmî (come già avevano fatto Boccaccio e nel XVI° secolo Margherita di Navarra, che addirittura avevano “copiato” da Rûmî la novella del pero e quella delle “tre anella) e Hafîz, e poi con Tennyson e con Fitzgerald. Tutta una serie di narratori e di poeti portò il gusto islamico nelle letterature di molti paesi d'Europa; ne ritroviamo il sapore in alcuni poemetti di Giacomo Leopardi, ma soprattutto nelle due splendide opere Marocco (1876) e Costantinopoli (1878) di Edmondo De Amicis (1846-1908), cui arrise un considerevole successo popolare. Più che di esotismo (l'interesse per costumi e paesaggi di paesi lontani) si trattò anche di evasione da una civiltà industriale che stava diventando troppo materialista e antiumana, come affermò Gauguin, il quale infatti andò a cercare il primitivismo a Tahiti.
Ma per tornare alle Belle Arti, ecco nel 1878 Davioud e Bourdais progettare a Parigi il Trocaderò in stile detto Alhambra. In Italia è invece importante il castello (o villone) di Sammarzano. Una dovizia di arte isalmica con intendimenti d'un orientalismo acceso e fortemente sentito. Castello universalmente conosciuto come «l'Alhambra dell'Italia.»  
E così, nel XX° secolo, si giunge in Europa alle opere letterarie dell'accademico di Francia Pierre Loti, e poi all'ispirazione musulmana nei dipinti di Henri Matisse, ma soprattutto del grande incisore e illustratore Eschr, che si formò sulle ceramiche musulmane dell’Alhambra di Granada. Paul Klee si ispirò molto all'arte islamica come conseguenza del suo soggiorno a Kairuan nel 1911.
Molti sono oggi gli artisti europei che si convertono all'Islam, e seguono nella loro arte caratteri ispirati prettamente all'arte islamica. Mentre i caratteri dell'alfabeto arabo hanno ispirato soprattutto i "lettristi", in particolare Tapiès (il cufico), molti artisti europei sono stati fortemente attratti dal verbo prettamente islamico del Sufismo, la cui cultura e la cui profondità nelle opere letterarie attira considerevolmente gli intellettuali occidentali. Ad esempio, la mia Tarîqa in Italia conta 1088 sufi, di cui solo 94 d'origine musulmana. Gli altri sono convertiti, e sono architetti, medici, scultori, pittori, musicisti (ad esempio Franco Battiato.) Citerò la ceramista Fatima D'Amico, la scultrice Maimuna Guerresi, lo scultore Andrea (Shu`â` âlSamad) Raggi, il musicista e architetto Palmeri.   
Io stesso sono un pittore musulmano attivo in Italia. Ho esposto alla Biennale di Venezia e in molti musei italiani ed esteri. Nel compilare una prefazione al catalogo per una mia mostra di ceramiche a Milano, il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, scrisse: «Nello scorrere le pagine di questo splendido catalogo di ceramiche di Gabriele Mandel mi è venuto in mente a tutto quanto ho scritto di recente [...]: La contemplazione delle ceramiche di Mandel, dove si illustrano alcuni tra i versetti più belli del Corano, ci introduce in una atmosfera di pace, di purezza, di elevazione mistica, quella appunto dei Sufi, alla cui linea spirituale l'artista si richiama. Ciò ci dà motivo di speranza anche in questi tempi drammatici, in cui forze oscure tentano di soffocare in un conflitto sanguinoso le più alte aspirazioni dell'umanità.»  
Nell'XI° secolo Rodolfo Glaber, monaco di Cluny, scrisse: «Verso il terzo anno dopo l'anno mille [...] soprattutto in Italia e in Francia si ricominciò a costruire basiliche [...] Si sarebbe detto che il mondo [...] si coprisse di un bianco mantello di chiese.» Celebrava così l'avvento dell'arte romanica, quando - pur se le nazioni erano in guerra l'una contro l'altra, e anzi in Italia una provincia era in lotta con le vicine - in tutta Europa fiorì uno stile unitario. E fu così anche per il Gotico, e per il Rinascimento che nel XV secolo da Firenze defluì per tutta Europa, e così ancora per il Barocco, per il Rococò...» L'arte cioè univa, pur se le guerre, le divisioni ideologiche, le lotte religiose, continuavano a disunire i popoli, nemici gli uni agli altri. E allora: la presenza dell'Îslâm in Europa ha più di mille anni, e da oltre mille anni essa ha portato linfa nuova e corrispondenze felici, in un interscambio culturale che continua ancor oggi, nonostante i pareri contrari dei disinformati di turno. Le scienze e le arti hanno in generale, e da sempre, unito popoli anche condizionati ad essere ostili e nemici a causa dell’ignoranza e dei sordidi interessi di parte. È una realtà incontrovertibile che va ben oltre l'ipocrisia conformista ed egoistica dei veri nemici dell'umanità tutta, dei suoi sentimenti e dei suoi valori.
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* Ex. Vicario generale per l’Italia della Confraternita sufi Jerrahi-Halveti

 
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